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L'ANELLO DEI SOGNI

L'ANELLO DEI SOGNI
di Franco Giardina

Halima desiderava da tanto tempo un anello d'argento, anche perché era l'unica della compagnia di amiche a non averlo. Facendo anche dei lavori occasionali, soprattutto nel periodo di maggior presenza turistica, era riuscita a mettere da parte qualche dirham, senza però incidere sul misero bilancio famigliare.

In un giorno di vacanza, decise di iniziare l'indagine per acquistare un anello che la soddisfacesse; ne desiderava uno semplice, senza simboli religiosi o strani, senza pietre, magari con un cuore, o due, simbolo d'amore.
Passeggiando nella kasbah, si soffermava spesso davanti alle vetrine che esponevano, oltre a collane elaborate, o in filigrana, e a braccialetti con o senza pietre colorate, molti anelli più o meno vistosi. Era decisa a trovare l'anello immaginato e continuò, così, la ricerca finché, stanca, si fermò per mangiare una crêpe e bere del thè verde. Seduta al tavolo, osservò la marea di turisti che, nonostante la stagione non favorevole, animava quelle strette strade, piene di bancherelle di porcellane, di tappeti, di lavori in legno e di spezie, il cui aroma riempiva l'aria. Le si avvicinò un bel gattone rosso che accarezzò con simpatia.

Finito il pasto frugale, proseguì; si fermò un po' ad ammirare l'opera che un intagliatore del legno stava completando e quando egli alzò gli occhi e le sorrise, se ne andò. Si inoltrò in una galleria interamente dedicata alla vendita di manufatti d'argento e d'oro; osservò tutto minuziosamente, ma non c'era quello che lei cercava. All'uscita della galleria, un'anziana donna seduta stava lavorando e intrecciando fili colorati per creare piccoli bracciali; Halima la guardò con simpatia e la donna interruppe il lavoro e, alzata la testa, le disse: «Buongiorno cara! Puoi dirmi come ti chiami?».
Halima le disse il nome e la donna proseguì con un'altra domanda: «Mi sembra di capire che stai cercando qualcosa; vorresti dirmelo?». Halima le confessò quale era l'oggetto che aveva intenzione di acquistare. La donna le spiegò: «Cara ragazza! Tu non stai cercando un anello, ma l'amore! Sei per caso una sognatrice?». Halima confermò, arrossendo. La vecchia aggiunse: «Non devi vergognarti: i sogni alleviano le tristezze della vita. Voglio darti una mano, Halima, perché sei una ragazza buona! L'unica cosa che tradisce una persona sono gli occhi, e i tuoi sono buoni».

A quel punto, la donna estrasse dalla borsa una scatoletta di legno, finemente intagliata, l'aprì e, preso un anello con due cuori uniti, disse: «Provalo e poi dimmi se ti piace», porgendolo ad Halima. La ragazza lo infilò nell'anulare della mano sinistra, che lei considerava la mano del cuore; l'anello era perfetto e Halima lo ammirava con grande gioia. «Ma è una meraviglia!», esclamò. E presi i soldi dal borsellino, li porse alla donna, ringraziandola ripetutamente. «Tienili, tanto io non saprei che farmene. Sono certa che la tua famiglia ne ha più bisogno. Ora vai, Halima, e sii felice!». Halima, molto commossa, non riuscì a dire nulla; si abbassò e abbracciò con affetto la vecchia signora.

Felice ed emozionata, corse in fretta a casa, diede alla madre i dirhams, le mostrò l'anello spiegandole a grandi linee come l'aveva ottenuto; poi, dicendole che voleva riposare, salì in camera. Si sdraiò sul letto e s'addormentò quasi subito; sognò suo padre, morto qualche anno prima, che la stava chiamando: «Halima cara, che gioia rivederti! Vieni con me, che devo mostrarti una cosa».

Halima lo seguì quando entrò in casa, salì la scala che portava alle stanze e con lui entrò nella stanza matrimoniale, dove era morto; si presentò di fronte al grande armadio, traforato e dipinto, che lui aveva ereditato dai suoi nonni. La ragazza lo guardò incredula e sorpresa, non sapendo cosa dire, quando spostò l'armadio e prese una scatola nascosta nel retro. «Tieni, figlia mia! Vai e portala alla mamma; dille che sono i risparmi di quando ho lavorato all'estero e che non ho fatto in tempo a darle», e abbracciandola, aggiunse: «Addio, Halima e sii felice!».

Si svegliò di soprassalto e andò immediatamente da sua madre; senza dirle nulla, la convinse a salire nella camera matrimoniale e Halina, seguita dallo sguardo incredulo della madre, ripeté ciò che suo padre aveva fatto nel sogno e... la scatola era realmente là. La prese e la consegnò alla mamma, spiegandole, a quel punto, il sogno; la donna aprì la scatola e, sostenuta da Halima, stava per svenire e, poi, si mise a piangere.

Le due donne si abbracciarono e la madre, rivolta ad Halima, le disse: «Halima, ora potrai essere felice».
Halima dentro di sé pensò: era la terza volta, in quel giorno, che aveva ricevuto un simile augurio.

Franco Giardina

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