ERNESTO E LA BELLEZZA

ERNESTO E LA BELLEZZA
di Emilia Sansone

Dalla finestra di casa si potevano scorgere i primi segni dell'autunno imminente. Ernesto osservava il turbinio delle foglie e intanto cercava di imprigionare nella mente ricordi lontani, quasi dimenticati.
Un capitolo incompiuto del suo ultimo libro era ancora conservato nel cassetto della scrivania, se avesse cercato avrebbe trovato lì anche un tovagliolo di carta su cui aveva annotato qualcosa. Magari un giorno sarebbe tornato su quel capitolo, lo avrebbe inserito.
No, non lo pensava seriamente... anche se gli dava gioia sfogliare, pagina dopo pagina, quanto aveva scritto, sapeva che avrebbe dovuto terminare quel libro.
Talvolta girava lo sguardo intorno nel suo studio, libri e articoli che aveva pubblicato erano allineati su uno scaffale, una lunga fila, frutto di quarantacinque anni d'impegno. La vita gli era sembrata facile un tempo, tutto più semplice, idee chiare e precise e la certezza di saper discernere tra giusto e sbagliato.
Come la maggior parte delle persone del suo mondo aveva trascorso buona parte della vita nella fede, la sua era stata la fede ateistica dei suoi genitori e dei suoi insegnanti. Fino alla vecchiaia le era rimasto fedele. Ma ora, in meglio o in peggio, l'avanzare degli anni gli aveva insegnato a dubitare di tutto, sia del luogo dove aveva appena messo gli occhiali, sia proprio di quella fede che l'aveva aiutato a sopportare il peso della vita.
Ora guardava quel mondo con occhi perplessi, come se gli fosse insufficiente, estraneo.
Le pagine che aveva scritto giacevano ancora lì, davanti a lui, Ernesto ascoltava il suono del pianoforte che giungeva dalla stanza di sua moglie, gli portava ricordi di giorni che non sarebbero ritornati. Un dolore struggente voleva bussare alla porta del suo cuore ma una tranquilla felicità ora lo riempiva.

«È possibile descrivere la bellezza, nel volto di Penelope o in una musica sublime? Forse la bellezza, è qualcosa quasi inimmaginabile che ci sfiora appena? Le parole sono qualcos'altro, esse rimangono, nei racconti, nelle poesie, ci portano il ricordo di lontane emozioni, pur non restituendoci il passato». (Annotazioni su un tovagliolo di carta)

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