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POESIE, «PAGINE D'UNIVERSO» [di Piero Mantovani]

universo 150[Gennaio 2022] C'è una definizione di poesia che piace tanto. É di un padre gesuita del '700 che anche il Carducci, pur dolendosi che fosse di un religioso, considerava la più bella: «La poesia è un sogno fatto in presenza della ragione». «Pagine d'universo» è una raccolta di liriche in lingua italiana, con alcune traduzioni in francese e in dialetto della Bassa veronese di un autore riconosciuto e premiato.
Non si riuscirebbe a immaginarsi Piero Mantovani librarsi nell'atmosfera rarefatta di certe altitudini, perché è uno che la poesia la sente e la vive come un frammento di ragione, guidato, chi sa dove, da un sogno.

Un po' pazzo, lucido, sicuro, trasognato, Mantovani è anche un po' bambino, semplice, innocente ma anche briccone. Ma le sue pennellate poetiche raccontano anche di una fede, un patrimonio a cui il poeta attinge a piene mani trovandovi la forza sufficiente a vincere un certo esistenzialismo che qua e là ogni tanto affiora. É il caso di «Campane», ed esempio, dove -appunto- una certa malinconia dell'esistere si scioglie in suoni che sono annuncio di «Buona Novella». Con un'impennata finale quasimodiana: «Ed è subito Dio». In «Stelle», invece, si nota un calo dell'emozione: il poeta si lascia prendere la mano dalla bravura tecnica, quasi sempre di grande livello, e l'atto di fede si fa freddo.

Ma la tematica è anche altra, sono gli affetti familiari, alimentati dal bruciore di rimpianti e di ricordi. E la qualità formale che più si evidenzia è proprio la musicalità del punto e contrappunto. Qua e là è il vento che fa capolino nei suoi versi, ma da protagonista, un vento ascoltato, come un «canto del mio niente» che vorrebbe proiettarsi oltre quel limite.

Il sentimento d'amore è l'altra corda, una pizzicata di corde di violino, anzi. Poeta, Piero Mantovani. E lui lo sa. Più che per gli attestati e i riconoscimenti messi insieme, per il verso che gli canta dentro e gli dice «non hai costruito poemi di carta» ma una poetica che comunica ancora prima di essere capita e riconosciuta. Poeta, Piero Mantovani. In lingua e in dialetto. C'è ancora chi mette in dubbio che un poeta sia un vero poeta perché sceglie la strada del vernacolo? Il dialetto non è di meno nei confronti della lingua, ma un di più, come affermava Gadda, perché insostituibile come patrimonio espressivo. L'uomo è sempre bilingue e ha bisogno di una sua più intima fascia espressiva.

Nato da genitori veneti a Milano nel 1917, diploma magistrale, impiegato, poeta in italiano e in dialetto di Legnago, Piero Mantovani è stato insignito dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana per meriti letterari. Nella sua vita ha diretto molti premi nazionali di poesia. Quanto la sua notorietà alla critica ed al pubblico siano stati presenti lo dimostrano i numerosi premi conseguiti in concorsi poetici in lingua e in dialetto. Le sue liriche hanno suscitato l'attenzione del lettore per la maestria dell'espressione, per la dolcezza dell'immagine e per la vigoria delle proiezioni suggestive del verso. I novanta componimenti poetici raccolti in queste «Pagine d'universo» parlano di tutto ciò. Ancor oggi.


Titolo: «Pagine d'universo»
Autore: Piero Mantovani
Pagine: 108 con illustrazioni
Editore: Casa editrice Mazziana
Prima edizione: marzo 1987
ISBN: 88-85073-09-3
Prezzo di copertina: 8,00 euro

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